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mercoledì 22 gennaio 2014

Bakti Yoga – la via della devozione

Qualche appunto per vedere, dopo il Karma Yoga, che cos'è il Bakti Yoga, la via della devozione.
Con la via della Bakti sono le emozioni che ci aiutano ad arrivare alla auto-realizzazione. 
Devozione non solo nel senso dell’adorazione di Dio, ma soprattutto nel coltivare la gratitudine e  la consapevolezza delle manifestazioni dell’Energia creatrice.
Jaya Row fa l’esempio del gustare in questo modo un piatto di riso, il quale, con il suo colore, il suo sapore, la consistenza, la capacità di nutrire, è perfetto.  Devozione quindi come comprensione profonda dell’essenza di ogni cosa nella sua diversità. 
E’ allineamento con la Legge che crea la realtà e riconoscerla come perfetta. 
Altro  punto importante è comprendere che siamo una parte del tutto, pur ognuno con le proprie peculiarità, e non e“separati da”.
E' possibile dunque trovare gli aspetti comuni su cui cooperare, lavorare al meglio e vivere in pace. Un atteggiamento di cooperazione, un’attitudine benevola, permette di attrarre anziché respingere, scioglie i blocchi e fa sì che i rapporti con gli altri siano costruttivi. 
Anche identificarci con chi ci è vicino è un buon atteggiamento; le sue gioie saranno anche le nostre, e i suoi problemi saranno alleviati dalla nostra attenzione e aiuto. In questo modo anche la nostra tendenza al desiderio compulsivo si attenuerà. 
Inoltre, quando si prova gratitudine, ogni momento diventa occasione di celebrazione e ringraziamento, la vita acquisisce un senso di sacralità. Sarà il discernimento, l’intelletto radicato nello Spirito che guiderà le nostre emozioni.

Fonti: Video di Jaya Row, incontri con Giacomo Bonaveglio

domenica 19 gennaio 2014

Karma yoga - il sentiero dell'azione

Jaya Row, nel suo commento alla Bahagavad Gita, individua tre sentieri che portano alla realizzazione del Sè:
il Karma Yoga, o sentiero dell'azione;
il Bhakti Yoga, o sentiero della devozione;
il Ynana Yoga, o sentiero della conoscenza.



Ognuno potrà percorrere questi sentieri, privilegiando quello che più si adatterà alle proprie caratteristiche.
"Mantenete la vostra libertà", si dice nella Gita. Libertà dal desiderio che diventa compulsivo perchè, anche se soddisfatto, ci porta sempre a desiderare qualcos'altro. 
Il Karma Yoga è la tecnica con cui è possibile interrompere la formazione di sempre nuovi desideri che ci rendono schiavi e infelici.
Per prima cosa, si deve individuare un nostro talento, un interesse profondo, un'inclinazione che ci contraddistingue. In questo campo cercheremo di muoverci a favore di un ideale, di un bene maggiore.
L'azione, a seconda delle motivazioni, potrà essere:
azione egoistica, se è guidata dal desiderio di favorire i propri bisogni e quelli della nostra famiglia; dell'azione ci interessa il ritorno per noi stessi, ma sono azioni non efficaci che causano sempre nuovi desideri;
azione altruistica: se è guidata dalla tendenza a voler contribuire ad un bene comune, alla città, alla comunità, all'azienda. E' un atteggiamento che dà grande vitalità ed energia. "Chi dà avrà successo, chi prende, perderà"; si contribuisce con il proprio talento ad una causa comune per il beneficio di tutti;
azione senza ego:se l'azione non è motivata dal desiderio di ottenerne dei frutti, ma dal voler offrire le proprie capacità e talenti a Chi ce li ha dati, e riguarda aspetti che vanno al di là del mondo. E' l'azione più potente. Ogni creatura dell'universo ha un proprio ruolo che deve essere svolto al meglio per far funzionare l'insieme. In questo caso l'azione diventerà un atto di devozione verso l'Energia creatrice, cioè sarà azione senza ego.

« 'L'uomo che ha realizzato la sua identità spirituale non ha interessi personali nell'adempiere i doveri prescritti né ha motivo di non compiere tali doveri. Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa. Si devono dunque compiere il proprio lavoro e le proprie azioni per dovere, senza attaccamento ai frutti dell'azione, perché agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo. »
(Bhagavad Gita, III, 18-19)


Fonti: Video di Jaya Row, incontri con Giacomo Bonaveglio


giovedì 26 dicembre 2013

"La ricchezza della vita"


Nel grande ufficio che condividevo anni fa con alcuni colleghi, Luciana aveva appeso sulla colonna che divideva le nostre due scrivanie, un quadretto con alcuni consigli di vita quotidiana di Daisaku Ikeda. Mi sembravano molto sensati e saggi, perciò decisi di iniziare la giornata leggendo quelle parole. Dopo alcuni mesi, non ebbi più bisogno di leggerli, li avevo imparati a memoria e quando nella giornata mi capitava qualche difficoltà, mi veniva in mente la frase che mi aiutava a superare il problema. Sono semplici consigli che aiutano ad allentare le tensioni che a volte si creano per motivi anche  futili; li dedico in particolare a Lolle a cui li avevo promessi e a chi capita su queste pagine con i miei auguri di buone feste e soprattutto di  buona vita.


Oggi decido nuovamente  di dedicare  la mia vita al kosen-rufu.

Di essere forte  al punto che nulla possa alterare la pace del mio spirito.

Di trasmettere salute, gioia e speranza ad ogni persona che incontro.

Di fare sentire ai miei amici che c'è qualcosa di buono e di magnifico  in loro.

Di guardare il lato positivo di ogni cosa e di essere ottimista nella vita.

Di pensare solo al meglio e di sforzarmi ad agire solo nel migliore dei modi.

Di essere altrettanto felice del successo degli altri come lo sarei del mio.


Di non dimenticare alcun errore del passato e avanzare risolutamente per ottenere i migliori risultati nel futuro.

Di dedicare così tanto tempo a migliorarmi da non restarmene più per criticare gli altri.

Di essere troppo forte per la paura, troppo nobile per la collera, troppo felice per l'inquietudine.

Di approfondire la mia fede ogni giorno affinché il Gohonzon mi mostri il cammino della mia vita.

(Il kosen rufu è la realizzazione della pace, il rispetto assoluto per la dignità della vita - il Gohonzon è l'oggetto di culto del Buddhismo Nichiren)

lunedì 16 dicembre 2013

B. Gita - L'importanza della focalizzazione


Un aspetto trattato nella B.Gita  che Jaya Row mette in risalto è quello della scelta della focalizzazione.
Ci dice che, come sappiamo fare diverse cose insieme, come ad esempio guidare e contemporaneamente  ascoltare la radio, guardare nello specchietto retrovisore ecc., oppure nei lavori domestici cucinare e intanto controllare ciò che fa il bambino e tagliare le verdure, così nel nostro percorso di consapevolezza si compiono azioni, si percepiscono  emozioni, si usa l’intelletto, la capacità di discriminazione, ma la focalizzazione di fondo deve rimanere sulla Verità.
Siamo focalizzati sulla Verità quando lo sguardo interiore rimane in quella direzione, verso quella ricerca. I momenti di rabbia, depressione, paura, ansia che riguardano tutti noi, perdono molta della loro forza distruttiva se il nostro occhio interiore è rivolto verso la luce. Si crea un’oasi di tranquillità interiore, il caos e la confusione non ci disturbano più troppo.
Anche nelle relazioni con gli altri, la B. Gita  ci insegna che la scelta della focalizzazione è molto importante. Ognuno di noi è una combinazione di pregi e di difetti. Se decidiamo di focalizzarci sulla bellezza che c’è in ogni persona, ogni incontro diventa un’esperienza positiva. Far emergere il meglio di ogni persona che incontriamo arricchisce noi e l’altro; utilizzare comprensione e cortesia, mettersi nei panni dell’altro smorza i conflitti e gli scontri e  crea un cambiamento positivo.

Fonti: Video di Jaya Row, incontri con Giacomo Bonaveglio

venerdì 22 novembre 2013

Bhagavad Gita - manuale pratico di vita

Giacomo Bonaveglio, che il lunedì sera ci aiuta a conoscere questo antico testo, non è un mistico dalla lunga barba bianca, ma un ingegnere, mi pare molto ben radicato nella nostra società occidentale, seppure vicino all'India per nascita e per esperienza di vita.

Questo per dire che la BG è sì un testo sacro molto amato soprattutto in India , ma dà delle indicazioni pratiche di valenza universale che si adattano a qualunque tipo di cultura.

Come dicevo nel precedente post, la Bhagavad Gita è la narrazione in versi del lungo colloquio tra Arjuna, abile e coraggioso guerriero,che si abbatte nel momento in cui deve affrontare la sua più difficile battaglia ed  è incapace di usare le sue tante qualità e si rifiuta di lottare; e Krishna che gli trasmette la conoscenza dei principi e delle tecniche per recuperare il suo equilibrio interiore per affrontare il conflitto ed uscirne vittorioso.

E’ facile metterci al posto di Arjuna, nella dura battaglia della vita; gli ostacoli e le difficoltà ci permettono di crescere, e se seguiamo i consigli di Krishna su  come affrontarli, nulla ci potrà più spaventare, anzi, se lo sapremo fare, ci divertiremo "a cavalcare le onde".

Per prima cosa, nella BG viene spiegato chi siamo e come siamo fatti.

Il corpo: è la parte esteriore che percepisce gli stimoli e compie le azioni
La mente: attraverso il corpo, il cervello,  decodifica e reagisce agli impulsi,  è la sede delle  emozioni, dei sentimenti, dei desideri, crea pensiero, memoria.
L’intelletto: la capacità di discriminazione, di analisi, della razionalità
Lo spirito: è l’Atman, il nostro vero Sé.

Tutti e quattro gli elementi sono indispensabili, ovviamente, ma l'importante è metterli sempre tutti in ciò che facciamo e non rimanere solo a livello del corpo o, al massimo delle emozioni.

Riflettevo che per ogni nostra azione possiamo chiederci fino a quale livello siamo arrivati. 
Ad esempio, quando consumiamo un pasto: 
mangiamo per soddisfare il bisogno di nutrirci e basta - livello del corpo-;
possiamo mangiare qualcosa che ci ha preparato qualcuno che ci vuole bene - livello delle emozioni-;
mangiamo qualcosa che sappiamo che ci fa bene, coltivato senza veleni, senza danno per l'ambiente- livello dell'intelletto-; 
mangiamo in grande consapevolezza, ringraziando l'Universo per ciò che riceviamo e impegnandoci a realizzare" la via dell'Amore e della Compassione" -livello dello spirito-

Man mano che il livello sale, migliora la qualità di ciò che facciamo, tutto si arricchisce, assume più completezza.

Nel prossimo post vedremo a quali ambiti si possono applicare gli insegnamenti della Gita, prima di passare al testo vero e proprio.

Fonti: Video di Jaya Row, incontri con Giacomo Bonaveglio

lunedì 4 novembre 2013

La Bhagavad gita

Quest'anno, le serate del lunedì da Carla saranno dedicate allo studio della Bhagavad Gita; Giacomo Bonaveglio, con il supporto delle lezioni in video di Jaya Row, ci farà conoscere questo testo che Carla da tempo si raccomandava di leggere e studiare.
E' un testo considerato molto importante;  ho pensato che potesse essere utile condividere i miei appunti e approfondimenti con chi capiterà su questo blog.

La Bhagavad Gita è un testo le cui origini si fanno risalire al III secolo avanti Cristo.
I protagonisti dei 700 versi che compongono il poema, sono il guerriero Arjuna e l’avatar- cioè un uomo inviato direttamente dalla divinità- Krishna. L’episodio si inserisce nella complessa vicenda del Mahabarata, il vastissimo testo sacro degli indù che contiene gran parte del patrimonio mitologico indiano, dove la Gita si trova al centro, “ come la collana e il suo pendente”. Bello il film di Peter Brook dell’89, in cui Vittorio Mezzogiorno interpreta Arjuna.
Arjuna fa parte dei nobili Pandava, figli del re Pandu, che pretendono il diritto al trono e devono combattere contro i malvagi cugini Kaurava, che ugualmente pretendono il regno. 
Arjuna si trova a dover lottare e uccidere i propri parenti e amici che fanno parte della fazione opposta e, di fronte a questa prospettiva, si lascia prendere dallo sconforto e si rifiuta di combattere. Si affida ai consigli dell’amico Krishna che lo guida nel prendere le giuste decisioni.

Vengono narrati fatti avvenuti più di 5000 anni fa. Ma allora perché studiare oggi la Gita?
Perché viene considerato un manuale pratico e universale di vita che  può aiutare ad utilizzare meglio il nostro potenziale, ottenere maggiori energie e trovare l’ispirazione che è dentro di noi. Il contenuto è sempre attuale e può essere considerato come una vera e propria scienza; è valido per chiunque, a qualsiasi parte del mondo si appartenga.

Dalle mille vicende narrate nel Mahabarata, il vero protagonista può essere considerato  il Destino, la catena continua di causa ed effetto, le azioni e le loro conseguenze. Per evitare le guerre, il dolore, la sofferenza, è necessario imparare ad accettare le conseguenze degli atti già compiuti, e acquisire la conoscenza necessaria a combattere le tendenze negative dovute alle azioni della mente cieca (Kaurava) e risvegliare la forza dell’Anima, della Facoltà discriminativa (Pandava).
Si fa riferimento alla visione Vedica, in cui  l’uomo è costituito da:


                   1  -    Spirito – Atman, ciò che dà la vita
                   2  -    Intelletto – discernimento
                   3  -    Mente emozionale
                   4  -    Corpo

Tutti e quattro i livelli sono collegati. Lo spirito dà il senso, dà la bellezza; l’intelletto funziona finchè non entrano in gioco le emozioni. La mente cerca il piacere immediato, l’intelletto il piacere differito. L’emozione, l’ansia non permettono  di rendere al meglio (esami, gare, ecc).
 La Gita ci aiuta a rafforzare l’intelletto rispetto alle emozioni, ci porta alla conoscenza di noi stessi senza rinunciare alla vita di tutti i giorni, al risveglio di ciò che vi è di più profondo in tutti noi.


Fonti: Video di Jaya Row, incontri con Giacomo Bonaveglio

venerdì 1 novembre 2013

Prendere nota tre volte


Leggevo che "Prendere nota tre volte" è un metodo utilizzato nel buddismo per diventare completamente consapevoli delle pulsioni o emozioni che proviamo.
 Se si sente un moto di avidità,  di rabbia, di rifiuto, di forte attrazione, si deve prenderne nota tre volte, ripetere tre volte -rabbia, rabbia, rabbia- per esserne tre volte consapevoli.
Il discepolo continua a fare quello che stava facendo, ma quando si diventa consapevoli e si prende nota, quella cosa che ci aveva turbati scompare.
Prendere nota tre volte, crea una distanza tra noi e l'emozione: essa è là e noi siamo qua.
Il Buddha disse ai suoi discepoli di farlo per ogni cosa. In questo modo, anzichè reprimere i problemi, se ne diventa coscienti, e nell'essere coscienti e focalizzandosi su di essi, i problemi si dissolvono o si risolvono facilmente.



Da: La verità che cura di Osho - ed. Oscar Mondadori
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